domenica 30 gennaio 2011

La Basilica di San Simpliciano

Il fascino dei mattoni rossi della facciata di San Simpliciano, una delle prime chiese edificate a Milano per volere di Sant'Ambrogio, è data dalla tonalità e dalla ruvidezza delle sfumature di rosso che cambia a seconda delle luce e del cielo. E' bella, molto bella e non mi stanco mai di guardarla e fotografarla. Mi piace viverci accanto. Forse perchè sono nata e cresciuta sotto un grande campanile di mattoni rossi? Ultima delle quattro Basiliche che il Santo volle costruite nelle zone periferiche della città per venire incontro alla massa crescente dei fedeli. Come per le altre, scelse una zona cimiteriale in zona frequentata dalle prostitute e per questo fu dedicata alle Vergini: Basilica Virginum (IV secolo). Fu terminata dal suo successore, San Simpliciano, che nel 401, alla sua morte chiese di esservi sepolto. Da allora prese il suo nome.

S. Simpliciano
  La Basilica di San Simpliciano, si trova in una piazzetta (dello stesso nome) a lato di corso Garibaldi, in zona Brera. Oltre a San Simpliciano vi furono sepolti i martiri Martirio, Sisinnio ed Alessandro che, inviati da Sant'Ambrogio per evangelizzare la Val di Non (Anaunia), in Trentino, ancora pagana, vi furono martirizzati. Fu legata alla vittoria di Legnano per l'apparizione dei tre martiri, sotto forma di colombe, sopra il Carroccio, che fu da allora qui convervato. Durante il Sedicesimo secolo il governatore spagnolo, don Ferrante Gonzaga, fece abbassare il campanile di circa 25 metri. Nel 1798 il convento attiguo fu trasformato in caserma.Nel 1840 l'interno fu deturpato da interventi di G. Aluisetti. La facciata fu riportata alle forme originarie nel 1870. Nell'interno, a croce latina, si trovano decorazioni di varia epoca, significativo l'affresco absidale del Bergognone   raffigurante l'Incoronazione di Maria.
Alla sinistra dell'abside si trova il Sacello dei Martiri dell'Anaunia,che possiede un abside semicircolare ed è sormontato da una cupoletta, potrebbe risalire al Quarto secolo.
Il suo carattere paleocristiano è invece comprovato: è il monumento paleocristiano milanese meglio conservato, qualcuno addirittura dice di tutto il bacino del Mediterraneo. Prove incontrovertibili della trasformazione romanica, la maestosa facciata con il bellissimo portale di ingresso, e l'interno dipartito in tre navate di differente ampiezza.
Nell'Ottocento si verificò un intervento massiccio sulla struttura, che celò totalmente i segni dell'impianto paleocristiano contribuendo a far credere che la basilica fosse di origine romanica. 
L'intervento di restauro fu dell'architetto Machiachini che elaborò un progetto di completamento della facciata con ampie integrazioni. Il restauro intervenne pesantemente sui portali minori e le finestre trifore e bifore furono ricostruite secondo criteri d’imitazione stilistica. 
 Gli architetti della seconda metà del sec. XIX non sfuggivano all’idea dell’integrazione stilistica e cercavano di ricostituire il monumento, compiuto e concluso nel suo originario stile. Tuttavia, nel periodo in cui operò Maciachini, la pratica precedente dell'interpretazione “stilistica” soggettiva era sostituita da una minuziosa ricerca dei documenti storici riguardanti l'edificio da restaurare.
Carlo Maciachini fu uno degli architetti dell'eclettismo milanese. Egli sostenne che il restauro è la conservazione di ciò che esiste e la riproduzione di ciò che è esistito; in restauro non si deve inventare nulla e quando le tracce dell'antico sono state perdute è più saggio copiare i motivi analoghi di un edificio dello stesso tempo per ottenere un risultato più “scientifico”, ovvero per inserire integrazioni simili il più possibile all'originale. Maciachini, nei restauri, a volte lasciava quanto trovava di più antiche opere, altre volte rifaceva ma sempre in base a quanto i documenti indicavano o di suo estro.
Maciachini restaurò molte chiese di Milano e d’altre città lombarde, sia tenendo conto delle tracce già esistenti e ritrovate, sia intervenendo con integrazioni e completamenti.

Smantellato dopo la guerra il rivestimento ottocentesco, si cominciò a restaurare S.Simpliciano con un criterio esclusivamente conservativo.

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