domenica 4 novembre 2012

L'Incontro - Michela Murgia




Primo libro che leggo di questa scrittrice sarda, che ho imparato a conoscere  in qualche talk show dopo la notorietà arrivatagli con "Accabadora", suo romanzo del 2010, vincitore del Premio Campiello.
 
 
 
 
Michela Murgia scrive bene, la sua scrittura è fluida e pulita,
è diretta ed essenziale,
ma la storia non mi è piaciuta.
Come lei sono cresciuta in un paese, ho giocato nei borghi e 
vagabondato nei campi con i miei amici, in cerca di avventure.
Ho respirato la stessa aria di spensieratezza e goduto delle stesse vicissitudini,
in una parola, della stessa violenta libertà,
quindi capisco perfettamente, ed apprezzo, quello che scrive nelle due pagine di prologo:
"Non c'è stato di famiglia che possa vincere la battaglia contro i pomeriggi di sole estivo in cui si è riusciti a infilare il primo pallone in porta tra le grida dei compagni, o liberato una libellula gigante entrata per sbaglio in un retino per farfalle."
Ecco in queste prime pagine ho creduto di ritrovarmi nella stessa atmosfera di "Agostino", romanzo di Alberto Moravia  scritto negli anni quaranta.
La storia di un' amicizia che segna il trapasso dalla fanciullezza all'adolescenza,
la storia di un contesto umano che le città hanno cancellato,
la storia di legami che nulla potrà mai scalfire.
Come se questi legami si fossero intrecciati nelle fitte maglie del nostro essere e della nostra pelle:
"...la strada e l'averci giocato insieme offre ai bambini una più alta dimensione di parentela, che nemmeno da adulti sarà dimenticata..."
Su questo tema avrebbe dovuto lavorare Michela Murgia,
forse era anche nelle sue intenzioni,
ma la parte della processione,
la parte centrale del libro, quella che dà il titolo al libro,
personalmente l'ho trovata davvero noiosa.
Mi riprometto di leggere il suo Accabadora.

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