domenica 28 ottobre 2012

Il senso di una fine - Julian Barnes



L'avevo abbandonato durante la scorsa estate, caldo,  troppo caldo per leggere su di uno scoglio. La parte iniziale non scorreva con facilità, così era stato riportato a Milano alla fine delle vacanze e seppellito sotto una pila di libri in camera.
Sapevo che mi aspettava.
Ieri mattina l'ho ripreso in mano e l'ho finito, senza alzare gli occhi, senza interruzioni.
Catturata, imprigionata in una storia che si rivela proprio alla fine, nella penultima pagina.
E' la storia di una vita. la storia del tempo che scorre e che ci trasforma,
la storia di un'amicizia interrotta,
la storia di chi la vita riesce a prenderla  tra le  proprie mani e comandarla
e di chi  procede a casaccio, prendendola come viene e costruendoci solo una riserva di ricordi.
E' la domanda che si pone il protagonista:
"La mia esistenza si era sviluppata, o solo accumulata?"
 
 
 
 
 
 
Adeguarsi alla vita,
smettendo di analizzarla e seguendo il suo spirito di adattamento e autoconservazione, in altre parole rinunciando a vivere,
questo avevo fatto Anthony Webster.
Aveva chiesto alla vita di non essere turbato ed era stato accontentato,
con tutta la miseria ed il rimorso che ne erano conseguiti.
 
 
Julian Barnes
 
 
 E arriviamo alla fine,
la fine delle nostre vite
e alla fine c'è la consapevolezza che non si può cambiare più nulla,
che non si può più riparare nulla.
Barnes ci dice che siamo noi a costruire il  ricordo su come racconteremo a noi stessi e agli altri la nostra vita,
facendone una storia, una delle tante possibili,
perchè abbiamo bisogno di dare un significato alle nostre esistenze,
mentre il tempo passa e fluisce inquieto.

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