domenica 9 gennaio 2011

E se il frutto proibito dell'Eden fosse il cedro?

Niente foto oggi ma riposo e riordino della casa. Devo ancora imparare a rivolgermi a qualcuno che non sia me stessa. Provo un po' di imbarazzo e mi sembra stupido e senza interesse quello che scrivo. Trovare l'argomento, il modo di parlare e di interessare qualcuno. Mi devo concentrare su questo.
Ho comperato un grande cedro di più di mezzo chilo proveniente da Cosenza.
L'agrume sacro si coltiva infatti essenzialmente in calabria, lungo il litorale tirrenico che va da Praia a Mare a Cetraro. La più importante varietà prende il nome dal comune di Diamante (Cosenza): si chiama, infatti, "Liscia" o "Diamante".
Santa Maria del Cedro è la cittadina del cosentino nota come la capitale del cedro nel mondo
Prima di giungere da noi, questa pianta era stata coltivata in Grecia e soprattutto in India e nelle zone dell'Himalaya, delle quali si ritiene sia originaria.
Ho scoperto che viene usato molto nell'industria farmaceutica per la produzione di olio essenziale. E' una pianta antichissima ed ha caratteristiche simili al limone.
Importantissimo nella celebrazione delle ricorrenze religiose ebraiche, indispensabile  per i festeggiamenti del Sukkoth, la festa delle Capanne o dei Tabernacoli, altrimenti conosciuta come festa del Raccolto, che commemora l'attraversamento del deserto degli Ebrei per raggiungere l'attuale Israele.
Ha dato piacevoli risultati in gastronomia, soprattutto nella cucina calabrese oltre che per la preparazione di bevande, cedrate, e di canditi.
Ricco di vitamina C, depura il sangue e previene patologie cardiovascolari, svolge attività antitumorale e ostacola l'assorbimento dei grassi in eccesso. Disinfettante e  antibatterico, attenua i dolori articolari e rafforza le difese immunitarie.
Franco Galiano, scrittore, drammaturgo e poeta, svolge lavoro di promozione e divulgazione del Cedro calabrese nel mondo attraverso saggi, pubblicazioni e conferenze  è Presidente dell'Accademia Internazionale del Cedro. Secondo il professor Galiano il cedro è da ritenersi "il cibo delle sirene" citando la leggenda che racconta come le Sirene abitanti le acque tra Palinuro e la Riviera dei Cedri, consumassero, a guisa di cibo rituale il cedro ricevuto in dono dai marinai più giovani ed avvenenti di quei luoghi, dopo aver elargito loro sensuali e dolcissimi favori.
"Pianterò cedri nel deserto, acacie, mirti ed ulivi..." così Isaia, il profeta della consolazione e della speranza, indica nel cedro, accanto all'ulivo simbolo della pace e della fratellanza, il simbolo della dignità e della bellezza, che adornerà la terra irrigua e fertile di Israele.

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